Cambiano le etichette alimentari europee

La nuova normativa in materia di etichette alimentari e di informazioni al consumatore sui prodotti, si è ulteriormente arricchita ed adeguata all’Unione Europea. Etichette alimentari: D.Lgs. 231/2017 Prima e dopo il 9 Maggio 2018, data di entrata in vigore del decreto legislativo n°231/2017, che tratta della disciplina sanzionatoria per le violazioni delle disposizioni sulla fornitura […]

La nuova normativa in materia di etichette alimentari e di informazioni al consumatore sui prodotti, si è ulteriormente arricchita ed adeguata all’Unione Europea.

A-e1532266696788 Cambiano le etichette alimentari europee

Etichette alimentari: D.Lgs. 231/2017

Prima e dopo il 9 Maggio 2018, data di entrata in vigore del decreto legislativo n°231/2017, che tratta della disciplina sanzionatoria per le violazioni delle disposizioni sulla fornitura delle informazioni sugli alimenti al consumo, nonché dell’adeguamento alle regole comunitarie in materia di etichette alimentari, presentazione e pubblicità degli alimenti, i media hanno dedicato grande spazio su quelle che saranno le ricadute per produttori ed esercenti, dando meno peso a cosa è cambiato o cambierà per i consumatori.

Questa è stata anche l’occasione per evidenziare che, tra l’altro, in Italia abbiamo una disciplina più puntuale e severa rispetto gli altri Paesi Ue riguardo la tutela del consumatore finale.

Le casalinghe e comunque tutte le donne che, tra i loro numerosi compiti abituali, hanno anche quello di fare la spesa, (ma il discorso vale per tutti!) devono quindi sapere che oggi, sui cartelli ed etichette alimentari, troveranno molte informazioni riguardanti il prodotto che prima erano facoltative.

etichettatura-italia Cambiano le etichette alimentari europee

Come leggere le nuove etichette alimentari?

Nelle etichette alimentari ovviamente sono elencate le sostanze che possono provocare allergie o intolleranze, cui eravamo già abituati per i prodotti preimballati o confezionati direttamente nell’esercizio. Inoltre, sulla confezione, sul cartello di esposizione o nel libro degli ingredienti devono essere sempre riportati:

  • la denominazione dell’alimento;
  • l’elenco degli ingredienti con l’indicazione delle sostanze che possono causare allergie ed intolleranze;
  • le modalità di conservazione per gli alimenti facilmente deperibili;
  • la data di scadenza;
  • il titolo alcolometrico per le bevande con contenuto alcolico;
  • la percentuale di glassatura per i prodotti congelati glassati (considerata la tara);
  • l’indicazione “congelato” per gli alimenti congelati.

Per le bevande in vendita mediante spillatura le indicazione devono essere applicate sullo stesso impianto di erogazione o nelle immediate adiacenze.

Nuove informazioni sulle etichette alimentari

Queste “nuove” informazioni vanno ad aggiungersi alle altre già entrate in vigore in precedenza, ad esempio, a partire dal 2000, dopo lo scandalo della “mucca pazza”: indicazioni relative al Paese di nascita, di allevamento e di macellazione per le carni bovine.

Dal 2015 questa specifica va applicata anche per la carne di maiale, ovina, caprina e per il pollame.

Dal 2016 vale anche per il latte e dal 2017 per il grano, solo per citare alcune categorie.

Tutto ciò serve a tutelare chi fa la spesa e va bene.

Come orientarsi di fronte etichette così complesse?

Chi ogni giorno va al supermercato, come può orientarsi di fronte ad etichette alimentari tanto complesse? Quali sono le informazioni sulle quali è bene concentrarsi? Per rispondere, basta farsi guidare dal buonsenso e non da una scala gerarchica stilata per importanza. Se in famiglia c’è chi soffre di allergie o intolleranze, ovviamente si devono escludere gli alimenti ed i prodotti che hanno l’indicazione di allergeni.

Importante anche la data di scadenza, che già eravamo abituate a controllare e la modalità di conservazione per gli alimenti deperibili.

Tra i consumatori è sempre più diffusa la ricerca della filiera italiana: non per nazionalismo, ma come garanzia di autenticità degli ingredienti tipici della cucina mediterranea e, perché no, anche per solidarietà al settore agricolo italiano, che ha eccellenze troppo spesso mortificate da una concorrenza internazionale che, attraverso pubblicità spesso ingannevoli, confonde il consumatore.

Lascia un commento